San Francesco, Frate Illuminato e i segreti di Rocca Accarina…

La storia di San Francesco è molto documentata e conosciuta: le origini, i suoi pellegrinaggi, i miracoli, il dialogo con persone e culture anche molto lontane.

San Francesco, con il suo modo di fare semplice, legato agli aspetti essenziali della vita e alla pace, è stato in grado di attrarre a sé molte persone, con alcune delle quali aveva un legame speciale, quella cerchia ristretta che lo ha accompagnato nei momenti chiave delle sue tappe di vita, a cui affidava anche compiti e missioni importanti.

Uno dei personaggi di rilievo che appartenevano a questa cerchia è sicuramente Frate Illuminato; ma chi era Frate Illuminato?

Di Frate Illuminato si parla poco e in modo molto generico nelle diverse fonti francescane, senza richiamare mai le sue origini, che invece sono molto importanti, sia per le scelte fatte dal Frate, sia per i legami con il territorio di Marmore.

Ma andiamo per ordine: percorriamo alcune tappe fondamentali della storia di San Francesco che ci fanno capire chi era Frate Illuminato.

Nel 1208, subito dopo il restauro della Porziuncola ad Assisi, Francesco raccoglie intorno a sé i suoi primi sette compagni per iniziare la diffusione del suo messaggio in Italia e nel mondo. Gli otto si dividono in gruppi di due e partono verso molte destinazioni per annunciare la pace, segnando l’inizio dei numerosi pellegrinaggi in Italia e nel mondo.

Durante i loro viaggi, Francesco e i suoi compagni incontrano e raccolgono altre persone, dando vita allo straordinario movimento intorno al Santo (anche se non direttamente collegato a Frate Illuminato, vale la pena segnalare il viaggio di Frate Bernardo e Frate Egidio verso la Galizia, il viaggio precursore del cammino di Santiago).

Francesco si dirige verso la valle reatina, la Sabina e la parte bassa dell’Umbria e lascia immediatamente un segno in questi luoghi. Grazie all’aiuto di numerose persone che nel frattempo ha riunito lungo il suo cammino, Francesco costruisce i “loci” francescani, ossia piccoli luoghi di culto e di ritrovo, da cui nasceranno i vari conventi che sono diventati simbolo della Sabina e di questa parte dell’Umbria.

Durante questa missione Francesco passa e predica anche in diversi luoghi molto legati al territorio di Marmore, come Spoleto e la sua valle, il lago Reatino (l’attuale lago di Piediluco), Greccio e i diversi paesi intorno alla valle reatina, Terni, Narni, Sangemini, ecc.

Greccio in particolare diventa un importante punto di riferimento per Francesco, tanto che proprio in questo paese il Santo da vita al primo presepe vivente.

Vista panoramica da Rocca Accarina

Vista panoramica da Rocca Accarina

Al tempo dei viaggi di Francesco, la pianura reatina non era come la vediamo oggi: il canale scavato da Curio Dentato per realizzare la Cascata delle Marmore si era parzialmente ostruito, e i livelli delle acque erano tornati ad alzarsi occupando superfici molto maggiori di quelle degli attuali laghi, rendendo più lunghi e complessi i collegamenti via terra tra i diversi paesi. Il collegamento via lago è di certo necessario per spostarsi dalla valle reatina, verso i paesi di Piediluco, Marmore, e la Valnerina ternana (Arrone, Casteldilago, ecc.).

I viaggi di Francesco attraverso il lago reatino sono ben documentati in diversi scritti, e ci confermano che il Santo si è più volte recato verso il Castello di Luco e verso la Valnerina ternana. Proprio nel momento del suo ritorno alla Porziuncola da un pellegrinaggio in queste terre, Francesco per la prima volta ci parla di un certo suo compagno di viaggio, Frate Illuminato  appunto. Questo è un importante indizio della storia e delle origini del legame tra i due.

La figura di Frate Illuminato era sicuramente di primaria importanza per Francesco; lo sceglie come accompagnatore in molti viaggi ed è anche l’unico presente all’incontro tra San Francesco e il sultano Melek-el-Kamel (o al-Kamil), il discendente di Saladino, avvenuto durante la quinta crociata. Questo incontro è importantissimo, rappresenta un incontro tra religioni (il cristianesimo e l’islam), e il fatto che Francesco scelga Frate Illuminato come accompagnatore è sicuramente indice di grande fiducia e stima. In altri momenti chiave si conferma l’importanza e la vicinanza del Frate al Santo; ad esempio quando San Francesco riceve le stigmate confida solo al Frate Illuminato di aver ricevuto questo dono, e solo dopo il suggerimento del Frate decide di rivelarlo a tutti i fedeli.

Ma torniamo alle origini del Frate. Come detto Illuminato si avvicina a San Francesco durante i suoi viaggi nella Valnerina ternana, testimoniando le sue origini. In particolare, Frate Illuminato viveva a Rocca Accarina, egli era infatti Accarino della Rocca, un potente feudatario che gestiva una parte del territorio appartenente al feudo degli Arroni, signore insieme a suo fratello Ottonello di Rocca Accarina.

Rocca Accarina è un antico castello costruito su un poggio sulla riva sinistra del fiume Nera, dopo Casteldilago, più o meno di fronte a Collestatte e Torre Orsina.

Rocca Accarina dominava un territorio che va dal lago di Piediluco al fiume Nera e da Casteldilago alla Cascata delle Marmore. Gli attuali Campacci di Marmore ricadevano nel territorio della Rocca, così come gran parte dei terreni e monti sulla riva destra del fiume velino dopo il lago di Piediluco (Monte Mazzelvetta, Monte Mardello, Monte Castellano, Monte Voto).

Accarino conosce San Francesco durante uno dei suoi primi pellegrinaggi in questi territori tra il 1208 e il 1210; viene conquistato dal Santo a tal punto da seguire il suo esempio, “spogliandosi” di tutti i suoi beni. Accarino cede tutti i suoi averi e i diritti feudali a suo figlio Enrico e decide di seguire San Francesco, cambiando il suo nome in Frate Illuminato dell’Arce (ossia della Rocca).

Le origini di Frate Illuminato sono definitivamente state provate durante alcuni studi eseguiti nel 1999 sul Santuario di Francesco a Piediluco, facendo uso di documenti trovati negli archivi di Spoleto, inerenti le vicende legate all’acquisizione di Rocca Accarina da parte del Comune di Spoleto. Infatti, Enrico (figlio di Accarino) non ha eredi e dopo la sua morte in età relativamente giovane, tutti i suoi beni tornano ufficialmente di proprietà del padre. Nel frattempo nel 1238, Ottonello (fratello di Accarino) aveva ceduto la sua metà della Rocca al Comune di Spoleto, riservandosi però il diritto di possesso fino alla morte. Il Comune di Spoleto, quindi, per avere pieni diritti sulla Rocca ha bisogno di acquisire anche la parte ritornata alla proprietà di Accarino. Emerge dai documenti che Accarino non poteva esercitare la proprietà su nessun bene a causa del suo voto all’ordine dei Francescani, pertanto non poteva avere diritti su quanto ricevuto dopo la morte di suo figlio. Il problema si risolse grazie al ministro generale dell’ordine, Frate Elia, che redige una specifica dispensa il 15 Ottobre del 1238 a Spoleto per dare facoltà a Frate Illuminato di disporre temporaneamente dei beni ricevuti dal figlio e poterne ufficializzare la cessione al Comune di Spoleto. Questa vicenda documentata chiarisce definitivamente che Frate Illuminato era Accarino della Rocca.

Merita una riflessione il fatto che un personaggio della levatura di Frate Illuminato dell’Arce sia stato praticamente dimenticato nel nostro territorio, tanto che in molti documenti si fa erroneamente riferimento a Frate “Illuminato da Rieti”. Negli scritti non si fa mai riferimento alle sue origini (diversamente a quanto accade per molti altri Frati vicini a San Francesco), solo in una lettera del 1246 (“Lettera di Greccio”) è specificata la sua origine riportando per intero Frate Illuminato dell’Arce.

Va sicuramente considerato che l’importanza e la notorietà di Frate Illuminato, unitamente al fatto che egli era in vita al momento in cui molti documenti francescani ufficiali venivano redatti, ha paradossalmente contribuito alla mancanza di informazioni complete negli scritti. Illuminato era talmente conosciuto che non si riteneva necessario specificare troppi dettagli su di lui e sulla sua provenienza. L’importanza del frate, inoltre, si propaga per molti anni, tanto da essere uno dei Frati di San Francesco che viene esplicitamente menzionato anche da Dante nella Divina Commedia, specificatamente nel Canto XII del Paradiso:

“…

lluminato e Augustin son quici, 

che fuor de’ primi scalzi poverelli 

che nel capestro a Dio si fero amici.

…”

Quindi, proprio la sua importanza potrebbe aver contribuito alla scarsità di dettagli e quindi alla perdita di informazioni circa la sua provenienza.

Altre ipotesi riportate in alcune recenti pubblicazioni inerenti gli studi sul Convento Francescano di Piediluco, introducono l’ipotesi che la scarsità di informazioni su Frate Illuminato dell’Arce negli scritti ufficiali non sia “casuale”. Frate Illuminato dell’Arce poteva essere infatti un personaggio scomodo per chi deteneva la guida dell’ordine dopo la morte di Francesco. Egli è stato un uomo capace di un gesto estremo e di pura spiritualità, che avrebbe potuto a farlo diventare un punto di riferimento di primo rilievo per troppi, rischiando di spodestare chi in quel momento deteneva la gestione dell’ordine dei francescani. Questa potrebbe essere una spiegazione del perché nelle fonti ufficiali non ci sono molti riferimenti alle origini e alla storia di Accarino della Rocca.

A prescindere dalle varie ipotesi sui motivi della mancanza di informazioni su Illuminato, è oggi evidente che la nascita di una comunità di Francescani in questi territori e in particolare a Piediluco e nel Castello di Luco sia legata alle origini di Frate Illuminato che hanno portato ad una presenza costante di San Francesco in questi luoghi.

Frate Illuminato dell’Arce è stato anche molto longevo, anche se al momento non siamo a conoscenza di una data di nascita, è riportato dallo Iacobilli che la sua morte avviene ad Assisi il 5 maggio del 1266, ce lo racconta con questo bellissimo passaggio con cui terminiamo il racconto di Frate Illuminato dell’Arce.

“… era di somma patienza, obedienza, e carità; e molto illuminato da Dio (…). Pervenne questo Santo quasi all’età decrepita; vivendo sempre in molta santità, e fama; e se ne passò al Cielo nel Convento di S. Francesco dentro Assisi circa l’An. 1266, adi 5 di Maggio. 

Il suo corpo fù sepolto nella Chiesa di esso Convento; non sapendosi il luogo preciso: ma si tiene stia nella Chiesa sotterranea, appresso quello del suo santissimo Maestro Francesco. …” (L. Iacobilli, Vite, II, p. 469).